Equazione del cibo

Il cibo? Una droga. Nel vero senso della parola: il solo pensare a un alimento goloso, attiva circuiti cerebrali connessi alla gratificazione, innescando modifiche delle cellule nervose simili a quelle che si hanno in chi abusa di alcol o fa uso di stupefacenti. Per di più, le connessioni nervose alterate sarebbero correlate a un maggior rischio di continuare ad accumulare chili di troppo, in una sorta di circolo vizioso.

In pratica, nel cervello il piacere provocato dal cibo attiva le aree della gratificazione «rinsaldando» molto alcuni circuiti, così succede che non si vede l’ora di mangiare per provare di nuovo le sensazioni regalate da una torta o un trancio di pizza. E in breve non riesce più a farne a meno, perché senza il «rinforzo positivo» da ghiottonerie sta male.

Il progetto artistico, attraverso una sostituzione dell’immagine delle varie droghe e stupefacenti con i vari alimenti (……………….descriverli con le virgole, tipo, cioccolata, etc..), fa riflettere su quanto, nella società contemporanea, l’eccesso di introito energetico non risponde solo a bisogni fisiologici, ma anche a componenti psicologiche e neuronali: indagarle, quindi, significa stimolare le persone ad non eccedere nell’assunzione del cibo.

In effetti con le sue immagini l’artista, in questo caso “Gastrosofo” (La Gastrosofìa è un campo di studi che si pone domande e riflette sul modo d’alimentarsi dell’uomo, indagando sul senso del nutrirsi tentando di definire la natura dei cibi) opera una “Equazione”; strumento matematico insegnato già alle scuole elementari. Un’equazione (dal latino aequatio) è una uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più variabili. L’uso del termine risale a Fibonacci (XIII sec.). 

Risolvere un’equazione significa individuare l’insieme di tutte le sue soluzioni.